IL TEMA TECNOLOGICO NEI GENERI LETTERARI DEL NOVECENTO




Non è tema facile identificare generi letterari che possono contenere nel racconto, elementi essenziali di contenuto tecnologico. Questa riflessione iniziale nasce dal fatto che la tecnologia e la tecnica diffuse in modo massiccio dopo la prima rivoluzione industriale (1860) e ormai calate quotidianamente nelle nostre azioni, non possono che essere utilizzate normalmente ,attraverso elementi di contorno, nelle descrizioni di un testo ambientato nel nostro secolo. Ho quindi cercato di identificare testi in cui il tema tecnologico fosse esplicitamente il protagonista del testo, o almeno fosse legato ad una logica primaria riferita al tema tecnologico, inquadrato in una prospettiva interna all'economia testuale. Inoltre, ho identificato il parametro cronologico nell'ordine dell'evoluzione del testo in comparazione con l'evoluzione tecnologica, per poter definire la possibile sincronicità nel rapporto tra il genere letterario e l'evoluzione della tecnologia. Ho focalizzato la scelta su otto autori (sette italiani e uno americano), che coprono idealmente tutto il secolo XX°. Iniziamo con il testo di Mario Morasso, : "La Nuova arma, la Macchina", ideato nel 1905, un saggio che denota senza dubbio l'influsso futurista del periodo, ma che dimostra una intuizione acuta e straordinaria, sulle nuove timide apparizioni di tecnologie che diverranno essenziali nell'avanzamento degli anni a venire, entrando nel merito delle tecnologie osservate, dal mito della velocità, stravolto dai nuovi Titani quali l'automobile e la locomotiva, alle scoperte sensazionali della trasmissione marconiana senza fili. Passiamo al periodo degli anni 20, in cui ritroviamo un gustoso racconto di Cesare Pavese : "Il cattivo meccanico", tratto dalla raccolta di racconti "Lotte di Giovani" (1925 - 1930) in cui traspare già l'evoluzione della Città trasformata dalle logiche industriali, in un turbinio di sensazioni di crescita in contrapposizione alla contradditorietà dell'animo umano. Massimo Bontempelli in "522, racconto di una giornata" del 1931, e Pietro maria Bardi, con : "La strada e il volante" del 1936, inaugurano gli anni trenta nel mito del benessere devoluto alla tecnologia della velocità. Nella seconda parte del secolo, la descrizione di testi a contenuto tecnologico acquista un senso più diluito e meno indirizzato ad un desiderio di crescita, di conquista, di amplificazione di un potere assistito dalla tecnologia, così come nel primo periodo del secolo veniva idealizzato. Troviamo un Paolo Volponi che, nelle sue opere più significative su questo tema, come: "Memoriale" (1962) e : "Le mosche del Capitale" (1989), traspare chiaramente il problema dell'alienazione di fabbrica e , nello stesso tempo, il desiderio di un benessere sempre più elevato, acquisito a costo di enormi sacrifici dettati dalle leggi di fabbrica e dal regime industriale. Nelle opere di Primo Levi in cui risalta il fattore tecnologico, ("Il sistema periodico -1975, e "La chiave a Stella " - 1978); ritroviamo effettivamente il distillato dell'uomo convertito ai nuovi comportamenti dettati dall'industria e dalle discipline che l'hanno fatta crescere. Chiaramente, essendo un Chimico, Primo Levi ha esaltato le caratteristiche di questa scienza. Nell'evoluzione cronologico-storica, ho poi deciso di effettuare una scelta apparentemente "Sui-Generis", un romanzo- cronaca di un giornalista americano, vincitore del premio Pulitzer: "Progetto Aquila" di Tracy Kidder (1983), nella cui narrazione della competizione tra industrie il cui scopo era quello di superarsi a vicenda nella realizzazione del progetto per un nuovo calcolatore rivoluzionario denominato VAX, entra in merito alle nuove tecnologie dell'elettronica e dell'informatica, passo obbligato per avere una completa visione dell'evoluzione tecnologica del nostro secolo, in cui il tecnico è immerso nel suo lavoro concepito come un miscuglio di organizzazione, tecnologia e alta creatività tale da dimenticare ogni problema personale. Concludo la mia carrellata, con un recente romanzo di Ernesto Franco: "Vite senza fine" del 1999, che definirei come romanzo tecnologico italiano di fine millennio in quanto è imperniato sulla considerazione che vi è sempre qualcosa che non funziona in ogni rappresentazione della vita anche se imperniata e gestita da apparenti nuove tecnologie imperanti nel benessere. Magari è cosa piccola, come una piccola vibrazione interna di un congegno, ma che può portare al fallimento del suo essere e del suo esistere. Il silenzio improvviso e l'immobilità, che serrano e bloccano la vita senza porle fine. Ma proprio questo, il perdersi un inizio che porterà all'inceppamento del congegno, sembra permettere agli uomini di essere, di narrare e ascoltare storie. Il filo logico della scelta letteraria effettuata sul tema tecnologico, scorre quindi dal primo ideale concetto delle nuove tecnologie asservite alla velocità ed al nuovo modo di concepire il moto e la cadenza dei tempi della vita, descritto da Morasso agli albori del Novecento, passando sull'onda degli impatti sociali descritti da Pavese, da Bontempelli e da Bardi. Identifichiamo in questi testi, quindi, come già accennato tutta una logica di fervore industriale, di rinnovamento, di sconvolgimento della vita sociale e quotidiana attraverso le nuove tecnologie. Per i testi della seconda parte del secolo il discorso cambia, si risente dell'assestamento del nuovo modo di concepire la vita sulla logica della produttività massificata, dell'alienazione operaia, sino a percepire internamente gli impatti tecnologici sul modo di vivere e sentire la vita. Ecco quindi Volponi con "Memoriale" e " Mosche del Capitale", dove una narrativa impegnata fuoriesce a decifrare l'universo reale dei rapporti del neocapitalismo industriale nei confronti dell'individuo; "La Chiave a Stella" di Primo Levi, testo definito come indagatore delle esperienze di un gran numero di italiani che nella fine degli anni settanta passa periodi più o meno lunghi in paesi lontani ed esotici per lavori tecnici condotti da nostre imprese, il "Sistema Periodico", nella cui narrazione si può intravedere a prima vista l'autobiografia di un chimico, articolata in ventun momenti, ognuno dei quali trae spunto da un elemento chimico, ma che in realtà racconta la storia di una generazione. Gli ultimi due testi, "Progetto Aquila" e : "Vite senza fine", mi danno lo spunto per riflettere su come si evolverà il futuro tecnologico in relazione al mantenimento della natura primigenia dell'uomo, per poter capire se si correrà il rischio di una disumanizzazione o di una perdita di identità, e in questa riflessione, l'apporto letterario non è assolutamente aspetto di secondaria importanza. In "Progetto Aquila", il tema dominante si completa nel concetto in cui anche nell'universo attualissimo dei microcomputers, l'uomo resta lo stesso, con il suo gusto di procedere verso l'ignoto e la sua profonda emotività. Anche in "Vite senza fine", il messaggio si perde nel limite, a mio dire, insuperabile, della sequenza di un processo che se iinterrotto, vanifica completamente gli sforzi e la complessità che vi sono per ricercare il traguardo finale e purtroppo, i rischi d'interruzione sono sempre molto alti se manca nell'uomo, l'irriducibile senso della volontà e la voglia di giungere all'obiettivo desiderato. E' senz' altro importante quindi non ritenere né di second'ordine né di inutile sforzo, la ricerca di connubio tra un possibile apporto letterario verso la tecnologia e viceversa, perché questo connubio può aiutare l'uomo a decidere con mezzi completi e globali su scelte a volte difficili e importantissime per il futuro del mondo. Per quanto riguarda i testi scelti, è chiaro che necessiterebbero un approfondimento ulteriore nella loro singola specificità per poter aver un ulteriore strumento nel raggiungimento di una migliore comprensione per quel rapporto così tanto intrigato e sofferto per il mondo letterario, tra Letteratura e Industria.

Tacchino Danilo



ROMANZI E RACCONTI TECNOLOGICO - SIENTIFICI.
(Proposta di articolo)
Quando il romanzo parla di tecnologia e di scienza. Dall'evento della prima rivoluzione industriale in poi, i comportamenti e i modi dell'interrelazione sociale, hanno sempre più evidenziato variazioni e acquisizioni riferite agli effetti riscontrabili nelle variazioni del modo di vivere. Anche in letteratura, abbiamo avuto e abbiamo ancora, forme di analisi e descrizione che tentano di calarsi all'interno del tema tecnico e scientifico, senza mai dimenticare la componente umana, quella che descrive e usa tali tecniche. L'oggetto tecnico è presente in questi testi, prur descritto in forme diverse e situazioni eterogenee attraverso la filosofia della tecnica, attraverso l'uomo che la gestisce e la utilizza con scopi diversi, e la vive (o subisce) con sentimenti contrastanti, che però possono far scaturire un nuovo umanesimo.

Testi. (Sulla tecnologia)

- C. Pavese - "Il cattivo meccanico", pag. 97,
da: Lotte di giovani (1925/30)
- M. Morasso - "La nuova Arma, La Macchina", (1905)
- P. M. Bardi - "La Strada e il volante"
- M. Bontempelli..........
- P. Volponi, "Memoriale", "Le mosche del capitale"
- P. Levi - "La chiave a Stella", Einaudi
- E. Franco - "Vite senza fine", Einaudi

Testi (sulla scienza)

- P. Levi - "Il Sistema periodico" , (Einaudi)
- L. Sciascia - "Il caso Maiorana"
- I. Calvino - "Pastiche se una notte d'inverno."