Racconto di Natale

Il buio e il freddo più pungente, regnavano in quella landa desolata. Un vento gelido batteva, sulle creste degli alberi della foresta, che si piegavano alle folate insistenti, mentre il cielo lasciava cadere a larghe falde fiocchi di neve grandi come un pollice, che pian piano avevano trasformato il paesaggio, ancora nascosto alla vista dalle brume della notte. Nella landa, oscura e fredda, solo alcune fioche luci spiccavano debolmente, unici segni di vita lanciati nell'oscurità. Segni della presenza di un villaggio germanico di un tempo lontano, molti secoli prima della fondazione di Roma. Un villaggio di poche capanne di legno e paglia, che fiocco dopo fiocco, si stava ricoprendo di un soffice e bianco velo di neve che continuava a scendere insistentemente tra gli sbuffi gelati del vento del nord. Ilenia, era nella capanna della sua famiglia, vicino al ceppo che ardeva, emanando un tepore che si spargeva nell'ambiente fumoso ma accogliente. Imelda, la madre, lavorava alacremente nello scuoiare la pelle bianca di un coniglio selvatico mentre Erik, il padre, un biondo nordico sui quarant'anni con due baffi spioventi color dell'oro, stava intagliando un ciocco di legno. Tutti erano immersi nella loro attività e l'atmosfera era pregna di una serenità dettata dall'incedere del tempo e della natura. Ilenia era immersa nell'osservare lo scintillio delle faville e lo scoppiettar del legno che si consumava nell'ardente afflato delle fiamme di un fuoco amico che offriva luminosità e tepore. Sensazioni queste, accoglienti, amate e desiderate. D'un tratto, un rumore assordante che proveniva dall'esterno distolse bruscamente la famiglia dalla propria attività, come quella delle altre famiglie del resto. Infatti, non soltanto Erik e la sua famiglia avevano percepito quel rumore, ma la maggioranza della gente del villaggio. Infatti aperto l'uscio, uno spettacolo incredibile si delineò innanzi a loro e agli altri appartenenti al villaggio. Ammutoliti e sbalorditi, tutti assistevano a ciò che stava accadendo sopra alle loro teste. Una sfera luminosissima incredibilmente grande, con un colore tra il rosso e l'arancio, stava precipitando verso la foresta adiacente al villaggio, illuminando a giorno la sfera celeste. Nel giro di pochi attimi spesi per sbattere due o tre volte le palpebre, gli abitanti di quel modesto villaggio germanico, videro quel bolide infuocato abbattersi nella foresta. Di colpo, la luce che irradiava la volta celeste scomparve, lasciando di nuovo il campo all'oscurità, mentre la foresta si stava illuminando di strani e sinistri bagliori che scaturirono in fiamme alte e potenti che ardevano, divorando gli alberi della foresta. "Questo è un segno degli Dei!!" tuonò Erik in tal modo che tutta la gente del villaggio lo potesse sentire: "Un avvertimento di Odino che vuole avvertirci della sua terribile collera per qualche mancanza che abbiamo commesso nei suoi confronti, oppure è un segno benevolo, un segno di luce e di forza, di prosperità e di auspicio, verso il nuovo tempo ricco di luce e di abbondanza che verrà?". Mentre tutti ascoltavano le parole di Erik e continuavano ad osservare attòniti la foresta in fiamme , una donna che era al limite esterno della folla, si mise a urlare con voce concitata: "Guardate! La casa di Olaf è in fiamme!!" Lo sguardo collettivo volse verso il margine sinistro del villaggio, dove un forte bagliore illuminava l'ultima casa, quella di Olaf, il saggio più anziano del villaggio, che tra l'altro non era insieme alla moltitudine presente. Improvvisamente il disordine si impadronì della folla che si diresse concitatamente, chi correndo affannosamente, chi sbraitando o urlando, verso quella casa, distante centocinquanta passi circa dal centro del villaggio dove la gente si era radunata. Tutti credevano che la casa fosse in fiamme e che Olaf ci fosse rimasto dentro. Giunta però sul luogo, la gente si accorse che non era la casa di Olaf a bruciare, bensì un grande e maestoso pino prospiciente la casa, a una distanza di quindici passi. L'albero crepitava e sibilava al vento, inondando di un chiarore straordinario e accecante quel luogo, illuminando a giorno la casa di Olaf. Egli era già lì, quando la gente giunse alla sua casa. Era immobile e impassibile, con lo sguardo fisso nell'osservazione di quello spettacolo straordinario, un segno divino, disse, che si era compiuto proprio vicino alla sua dimora senza abbatterla, e quindi doveva essere o un avvertimento o un segno di buon auspicio. La neve continuava a cadere, ed il vento del nord, fortunatamente, iniziava ad affievolirsi, altri segni di buon auspicio, a detta degli anziani, perché così la furia distruttrice del fuoco non si sarebbe abbattuta sul villaggio, e così fu, anche se per tutta la notte lo spettacolo straordinario del fuoco divino giunto dal cielo continuò a inondare di luce rossastra e giallognola quel piccolo villaggio sperduto all'estremo nord del mondo. Quella notte nessuno dormì, e tutti si radunarono attorno alla casa di Olaf, per cantare inni e propiziarsi gli Dei. Il gran sacerdote e gran maestro druidico Kunn, esortò il popolo a pregare e ad avere fiducia negli dei e nella volontà divina. La notte passò senza che l'incendio si espandesse alle case del villaggio, e questo fu interpretato come un segno di benevolenza degli dei, un segno di amore, non di morte e distruzione, il segno della luce come rinascita feconda e non come fuoco distruttore. Questo disse Olaf il mattino seguente, quando gli anziani del villaggio si riunirono insieme al grande druido , per commentare e interpretare lo straordinario fenomeno divino della notte. La neve, continuando a scendere copiosamente, aveva circoscritto e spento l'incendio, con la complicità di un vento che si era affievolito. Il pino di Olaf, si era consumato al vento, e le sue ceneri fumavano ancora. Ilenia aveva raccolto dei rami con piccole bacche rosse, del vischio, dell'agrifoglio e dei rami verdi di pino, e aveva intrecciato una grande ghirlanda che pose sulla cenere del pino distrutto. Un gesto istintivo compiuto quasi per ringraziare quel grande albero, per il suo sacrificio, offerto agli dei come principio di rinnovamento. Tutti i bimbi del villaggio la seguirono, e intrecciarono anch'essi grandi ghirlande che posero sui resti del grande albero. Anche le madri aiutavano i loro fanciulli a tessere quelle ghirlande. Anche Imelda venne ad aiutare Ilenia, e volle dimostrargli la propria accondiscendenza per quell'azione. Le disse: "Questo grande albero non è bruciato invano. Ha riscaldato i nostri cuori e ci ha donato l'eredità di un sacrificio offerto per la continuità della vita. Guarda quel pinetto a pochi passi dalle ceneri del grande pino, è verde e si è salvato. E' il segno che questo sacrificio non è stato vano." Ilenia allora prese alcune ghirlande dalle ceneri del grande albero, e si mise ad addobbare il pinetto, seguita dagli altri bambini del villaggio. Allora Ilenia si rivolse alla mamma: "Così dal sacrificio del pino più grande, questo piccoletto crescerà, metterà grandi radici e si innalzerà alto e ritto verso il cielo, continuando l'opera del vecchio pino". "Brava Ilenia," le rispose Imelda, "è proprio questo il messaggio che possiamo leggere nel segno divino che gli Dei ci hanno donato questa notte: la rinascita della vita, la forza della luce contro l'oscurità". Da quel giorno, quando ritornava, una volta all'anno, il periodo dell'oscurità e della notte continua, tutti i bambini del villaggio intessevano grandi ghirlande per addobbare il pino più bello agli estremi del villaggio, e gli uomini accendevano fuochi attorno ad esso, per propiziare l'auspicio divino della luce e della rinascita che gli dei avevano voluto offrire agli uomini in quel lontano periodo, dominato dall'oscurità e dallo sferzante soffio gelido del vento del nord.