Recensione Libro di Poesia di Danilo Tacchino:




"Verso il terzo Millennio", Lorenzo Editore, Torino 2001.

Dalla lettura di questa raccolta, traspare chiaramente che Tacchino forgia il proprio universo poetico sulle basi di una sorta di neo-mitologia tecnologica, che non giunge mai a demonizzare la scienza, dando corpo a a spettri apocalittici, ma suggerisce un modo diverso per trovare un approccio all'universo in cui la fisica, l'informatica, le biotecnologie si amalgamano in un contesto culturale che per noi, uomini della strada, sembra misterioso e inquietante. Si percepisce nitidamente nella lettura, quanto l'autore sia attratto con forza dall'universo della scienza e della tecnologia, ma nello stesso tempo risulta vincolato da un'empatia vivissima, alla letteratura. Con un modo tutto suo di scrivere, costruisce il proprio linguaggio avvalendosi di un prorompente sincretismo linguistico che oppone un forte ostacolo alla sonda filologica classica. A tratti influenzato da echi futuristi, Tacchino dimostra la sua originalità di scrittura anche nella compresenza di aspetti umanistici e scientifici che lo caratterizzano sin dalla sua prima silloge pubblicata, risalente al 1983. La sua vivacità si articola lungo un itinerario ricco di spunti e temi che pongono in evidenza l'ampia gamma di interessi e di conoscenze che lo caratterizzano. Non posso quindi esimermi dall'esprimere un qual certo stupore di fronte alla lettura di queste pagine, dense di occasioni di riflessione e di incursioni nel linguaggio scientifico che si volge verso la poesia e con essa si fonde in un messaggio sempre coinvolgente, inquieto e affascinante.

Massimo Centini (Giornalista,antropologo e scrittore).